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Autista di pachiderma |
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Basta con le accuse |
Gentile redazione,
penso che sia arrivato il momento di farvi conoscere anche il pensiero di un “autista di pachiderma”. Confermo la parola autista e non camperista, visto l’ennesimo sfogo di persone, scusate di camperisti veri, arrivato tramite la vostra testata nel numero di ottobre 2008 e da tutte le altre riviste del settore, nei precedenti mesi.
Possiedo un Burstner 747 lungo 8,16 metri con portata di 50 quintali, faccio parte da come ho visto della categoria dei maleducati, dei rozzi, degli ingordi e via dicendo. Siamo una compagnia di incivili che consta di 4 pachidermi quasi uguali, a cui da soli abbiamo montato scarici elettrici, doppi serbatoi, doccia esterna e altro. Tutto fatto da noi, rozzi, nel nostro tempo libero (ormai sempre di meno), ma non sapevo che facendo cio sarei stato trattato come un reietto o additato come un delinquente dell’inquinamento. Io ho scelto il mio camper valutando il tipo di turismo che intendevo fare, non in base alla moda o ad altre necessità estetiche.
Vi vorrei e potrei raccontarvi, di innumerevoli episodi di malcostume fatti e perpetrati da camperisti veri, di lunga data, ma quelli non sono camperisti veri. La segnalazione di questi comportamenti o l’eventuale sanzione l’ho fatta direttamente io, essendo un appartenente alle forze dell’ordine, e facendo cio non ho guardato il tipo di camper, lo scarico, la persona distinta, il colore della livrea del mezzo o la parabola motorizzata, ho solo visto solo un maleducato. Se ora mettere fuori 12 sedie è maleducazione ci scusiamo, perché noi ne mettiamo fuori circa 19, più tutte le altre dei nostri vicini che invitiamo a intrattenersi con noi con prosecco e soppressa.
Ho acquistato questo tipo di camper perché era quello che mi piaceva, per rispettare le regole del carico, per la sicurezza dei miei e degli altri, ma mi accorgo ora di aver violato quelle forse più importanti per alcuni, quelle di una casta. Ogni volta che ho vicino un altro camper (profilato,mansardato, integrale, piccolo o grande) sono curioso di sapere il perché di quella scelta, qualche volta rubo l’idea per la soluzione di un problema ma soprattutto rispetto la scelta che è stata fatta, perché se rispecchia il pensiero della persona che ho davanti sono contento per lui.
Per ultimo vorrei, se mi è permesso, ringraziare chi ha permesso la realizzazione del mio sogno: la mia banca (che è differente), il signor Guglielmo Zorzi e la concessionaria Lucchetta Camper di Pieve di Soligo (TV) che ha dimostrato con i fatti di aver messo al primo posto l’assistenza post vendita alla vendita stessa.
Cortesi saluti Marcello Fantin
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Quella del signor Marcello si potrebbe definire come “l’altra campana”. Che suona a raccolta per riordinare le idee.
Come abbiamo avuto modo di dire più volte - e scusandoci in anticipo se, per una volta, sfruttiamo un vecchio luogo comune - non è l’abito che fa il monaco, ovvero non è il camper che fa il camperista. Si può essere zoticoni e invadenti con un piccolo van, come discreti ed educati con un mezzo da 8 metri e più: questo è, o perlomeno dovrebbe, apparire ovvio.
Ma non è così. E qui, a nostro parere, si tirano in ballo convinzioni radicate e anche un po’ di dietrologia. Le scelte vanno rispettate: quelle di chi vuole cambiare il mezzo ogni tre/quattro anni per avere sempre l’ultimo modello, come quelle di chi è affezionatissimo al “vecchio” mezzo compagno di tante avventure. Ma continuare a dire che “una volta si stava meglio”, è perlomeno anacronistico.
Cambia la vita, si evolve e migliora. Cambiano i modo di viaggiare, di usare il camper, si evolve il modo di usufruire della vacanza di movimento. È un processo inarrestabile, che coinvolge tutti gli aspetti della vita sociale, indotto non solo dal mutare dei gusti, ma anche dalle condizioni generali, e che, ovviamente, si riflette anche nel nostro settore. E che genera spesso “attriti” tra chi continua a interpretare la vacanza in camper in modo più semplice e chi, invece, decide di sfruttare quello che il mercato offre per godere di lussi (relativi) e comodità impensabili sino a qualche tempo fa: chiaramente questo non è un delitto.
La “sentenza finale” è ovvia quanto semplice: ognuno viva il camper come meglio crede e metta sempre al primo posto il rispetto degli altri e dei luoghi che si visitano.
Le dimensioni e il grado di accessori installati sono un affare del proprietario del camper: sta a lui non far subire le une e gli altri ai “vicini di camper” o ai condomini della casa vicina. Così come chi, per scelta, utilizza camper piccoli e minimalisti, non deve pretendere di andare a ficcarsi ovunque, sfidando non solo le regole del codice, ma anche quelle del buon senso.
Ed ecco, allora, che fautori del minimalismo itinerante e del lusso viaggiante (e tutte le “gradazioni” intermedie) potranno ritrovarsi attorno al tavolo del signor Marcello.
Se poi le sedie saranno 12 o 19, o più, poco importa. L’importante, naturalmente (occorre dirlo?) è che siano “tirate fuori” sempre e solo dove sia espressamente consentito farlo.
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