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Aiutiamo l'Abruzzo/2 |
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Io sono pronto |
Caro Antonio,
mettiamo per un attimo da parte il rapporto formale tra lettore e Direttore dove è doveroso e corretto dialogare dandosi del Lei. Sempre con il dovuto rispetto vorrei passare al più amichevole rapporto tra due amici che si stimano. Ho letto la risposta alla mia lettera e come sempre condivido in pieno il tuo pensiero e sono perfettamente d'accordo su tutto quanto scritto anche dal Sig. Picilli, ma vorrei che riflettessi un attimo su cosa sto per dirti.
Dagli anni 60 in poi, alluvioni, terremoti, guerre e immani tragedie hanno sconvolto la nostra vita. Ho vissuto in prima persona nel mio Biellese l'alluvione del 1968 e già allora il fatto di essere "praticante" della vita all'aria aperta (si può dire dalla nascita…) mi ha aiutato ad avere una certa dimestichezza con tutto ciò che riguarda sia il lato più umano (campeggio-logistica-dormitorio per i volontari) che quello più tecnico (tendopoli, ospedali e cucine da campo) allestiti per l'occasione. Poi venne Firenze, poi il Friuli e purtroppo non è ancora finita… Lavoro permettendo sono sempre stato presente in prima persona e non solo dal punto di vista economico.
Ecco perchè mi era venuta l'idea di un'area costruita da Caravan e Camper Friends, non per fare affluire turisti camperisti (come scrivi tu) ma camperisti che si rechino in quei luoghi per lavorare, non per portare a spasso il cane… o i nipotini o semplicemente per curiosare scavando nel dramma (come fatto vergognosamente dalle televisioni, nessuna esclusa). Noi con tende, caravan e pochi (allora) camper nel Friuli, chi per una settimana chi per un mese, abbiamo veramente lavorato duro a tirare su case e alla sera stanchi morti ma sereni e felici ci riunivamo per riordinare le idee e le forze per il giorno dopo. Non avevamo però niente se non un campo di patate per sistemare le nostre tende e credimi Antonio ci sarebbe bastata una semplice fontanella, altro che area attrezzata!
Non avevamo "organizzazioni onlus" come dici tu per raccogliere fondi (c'erano solo gli Alpini con la A maiuscola) e le "antipatiche insinuazioni e sospetti" non erano neanche immaginabili. Solo un sano spirito di corpo ci permetteva di operare uno per tutti e tutti per uno e i risultati si sono visti. Poi è venuto il benessere che ha trascinato con se anche la cattiveria umana, gli intrallazzi, le false associazioni, gli approfittatori, i politici corrotti e pure… gli sciacalli! Quindi io e tanti altri con una libera scelta, magari non condivisibile, ma che andrebbe rispettata, abbiamo deciso all'unanimità di non rivolgerci più con sostegni economici a "pseudo organizzazioni che raccolgono fondi nei modi più disparati" e non vado oltre… per carità di patria.
Potrei scrivere un romanzo sulle mancate consegne di derrate alimentari, medicinali, vestiario, attrezzature sanitarie e soldi contanti che io e mia moglie (con tanti sacrifici in quanto figli di umili genitori operai ma cresciuti per fortuna in un ambiente sano) abbiamo visto "disperdere" da mani più o meno ufficiali. Adesso noi identifichiamo direttamente caso per caso il responsabile a cui affidare la nostra solidarietà, un Sacerdote (possibilmente Missionario) o Medico o Sanitario coinvolto direttamente sul campo o comunque persone di ogni ceto e professione che agiscono senza intermediari in modo diretto e definitivo per risolvere il problema.
Certo che ci vuole coordinazione, ci mancherebbe altro, ma tutto viene risolto con la buona volontà e l'onestà di chi si prende veramente a cuore il bene del prossimo. Caro Antonio, perdonami se ti ho coinvolto e pensato a te e alla tua squadra per affidarti questo compito. Leggo però del tuo collaboratore Sig. Sforza che porta ad esempio la famiglia che gestiva un'area di sosta e che ha perso tutto. Ecco abbiamo già un esempio concreto (e sicuro) per iniziare il mio discorso. Non credi che potremmo incominciare da lì ?
Mi sono dilungato troppo e ti chiedo scusa… ma sono tanto arrabbiato dentro e leggere di eventuali antipatici sospetti (anche se hai ragione!) mi fa andare su tutte le furie. Intanto la gente soffre e ti riscrivo la frase che hai omesso nella pubblicazione della mia lettera: " cercate il modo migliore di realizzare quest'opera che rimarrà sempre presente nelle nostre coscienze e che da veri camperisti potremo dire un domani, guardando negli occhi un bambino abruzzese: noi di Caravan e Camper c'eravamo". Io sono pronto.
Silvio Ballada
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Caro Silvio,
è vero ci davamo del tu e, a beneficio degli altri lettori, ricordo che ci hai già scritto diverse volte, sempre manifestando uno straordinario apprezzamento per Caravan e Camper e per il team che lo costruisce ogni mese insieme a me. Ti chiedo scusa se ho deluso le tue aspettative. In realtà, anche se la nostra attività è ben strutturata, molte delle iniziative che MCM Editori realizza, passano attraverso la mia scrivania e richiedono il mio impegno, spesso ben oltre l’orario di lavoro. In questi giorni, per esempio, stiamo approntando un sito dedicato alla solidarietà insieme con l’organizzazione onlus Bambini nel Deserto. Comprensibile, quindi, il mio timore nell’impegnarmi direttamente: tutto non riesco a fare e non mi piace l’approssimazione né, tantomeno, l’improvvisazione.
Come vedrai dalle news che stiamo pubblicando noi svolgiamo con rigore e attenzione il ruolo che ci appartiene, cioè quello di comunicatori. Camperbusiness e Hymer Club Italia sono tra i primi a segnalarci le loro iniziative di solidarietà e noi li sosteniamo. Ci sono altri club, concessionari, costruttori che hanno pianificato interventi seri e concreti? Li sosterremo.
Caro Silvio, se hai voglia di farti carico di un impegno di solidarietà per l’Abruzzo, noi ci siamo! Io e il giornale ti sosterremo. Trova un interlocutore ufficiale, studia con lui un progetto, presentaci l’idea. Ci impegneremo insieme a te, con i nostri lettori e collaboratori. In tutta franchezza, anche a me in questo momento mancano dei volontari.
Devo però aggiungere alcune considerazioni che arrivano da Beppe Finello, una delle colonne portanti del giornale e che allego qui di seguito:
"Caro direttore, permettimi di inserirmi nel dibattito aperto con il nostro lettore.
Caro Silvio, va tutto bene, ma bisogna tenere in considerazione alcune variabili. Da più parti, ma soprattutto dalle istituzioni che coordinano gli aiuti e gli interventi, è stato detto più volte che non serve andare là senza coordinamento, anche se animati da quel "sacro fuoco" della solidarietà che, per fortuna, anima tante persone e che proprio in questi momenti così tragici, emerge prepotentemente in tutta la sua forza.
Certo, tu diffidi, per esperienza, delle organizzazioni ufficiali. Mi devi permettere, però, caro Silvio (e ti parlo come farei con un amico, perché ormai ti considero tale, anche se non ci siamo mai incontrati), di cercare di spezzare un po’ questa dilagante “cultura del sospetto” a tutti i costi che ormai è così di moda, alimentata, fuori misura, spesso anche da un cattivo uso dei nuovi mezzi di comunicazione di massa. Esistono organizzazioni, laiche e non, serissime, coordinate e alimentate a livello ufficiale, che svolgono un grande lavoro in mezzo a mille difficoltà. Sospettare di tutto e di tutti, fino ad arrivare a pensare che anche il mondo della solidarietà e del volontariato organizzato sia infetto e corrotto, non mi trova affatto d’accordo.
I comunicati ufficiali, diramati dai media di tutti i tipi e di tutte le inclinazioni politiche, religiose e sociali, parlano chiaro: là si va solo se organizzati con le associazioni che fanno capo alla Protezione Civile. Associazioni (la cui lista lunghissima è disponibile presso proprio il sito di questa istituzione) che, è bene sottolinearlo, preparano e addestrano per lungo tempo i loro affiliati per far fronte alle situazioni d’emergenza. Quelli che vanno in quelle terre disastrate, infatti, non sono mai i primi venuti, o gli associati dell’ultima ora.
Ecco perché, prima di tutto, qualsiasi iniziativa, pur lodevole, pur benemerita, rischierebbe fattivamente di risultare un problema in più da risolvere per chi, laggiù, sta letteralmente “sudando sangue” per aiutare quel popolo così fiero e dignitoso e gli interventi estemporanei, anche se mossi dalle migliori intenzioni, in questi momenti così delicati finirebbero per intralciare, non per aiutare.
Per ora, quello che si può concretamente fare, è aderire alle raccolte fondi, oppure interessare produttori di beni di conforto a partecipare con invii di materiale omogeneo nel genere e cospicuo nella quantità. Anche la raccolta “porta a porta”, infatti, è poco auspicabile: i beni inviati in ordine sparso, al di fuori dei canali ufficiali, rischierebbero di finire dimenticati chissà dove senza poter essere utilizzati.
Magari, tra un po’ di tempo, quando si spegneranno inesorabilmente i riflettori su quella realtà disgraziata, e l’attenzione della gente e dei media si sposterà inesorabilmente sull’ultima eliminazione del grande fratello o sulla lotta per la retrocessione, allora sarà importante che la grande luce che il popolo del turismo di movimento è capace di accendere, illumini ancora quella situazione. Allora, e non adesso, potremmo essere veramente utili. Come? Se ne potrà parlare e discutere, sicuri che, per quanto poco si potrà fare, sarà sempre di più di quello che un’ Italia ormai distratta si ricorderà di fare ancora. Beppe Finello"
Un cordiale saluto e un grazie di cuore per l’affetto che ci dimostri,
Antonio Mazzucchelli
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