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| Data pubblicazione:04/2004 |
| Guerra e Pace |
| Nel cuore dell'Eurasia, dalla Croazia fino al Nagorno-Karabakh e ritorno. Oltre 10.000 chilometri tra posti di blocco e calda ospitalità |
| testo e foto di Giò Barbieri |
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Da sempre desideravo visitare la costa nord del Mar Nero e i Paesi caucasici, un'area abitata da popolazioni con radici tanto antiche quanto bellicose, ed è ancora il mio fedele camper a darmi la possibilità di soddisfare quest'ultima fantasia esplorativa, altrimenti impensabile con tre bambini al seguito: Clelia di 8 anni, Fabio di 6 e il piccolo Giorgio di appena cinque mesi (alla partenza). Determinante per la riuscita dell'impresa la presenza di Rosy, la mia infaticabile mogliettina, che quest'anno dovrà prestare attenzione più al neonato che al volante.
In primavera ci siamo informati e abbiamo deciso di partire, nonostante la possibilità di rischio presente in quei territori, caratterizzati da eserciti in fermento, strade scassate su passi altissimi, miseria, corruzione diffusa e confini ancora da disegnare. Tuttavia, le informazioni raccolte lungo il tragitto saranno perennemente contrastanti e i pericoli paventati puntualmente smentiti, dettati più da paure e pregiudizi personali che da una serena valutazione.
Alla fine tutto è andato come previsto, con qualche intoppo ma anche tante piacevoli sorprese. Questo percorso a ostacoli, tra guerra e pace, ha il merito di donare al visitatore un antico sapore d'avventura e di condurlo in luoghi d'incontaminata bellezza, tra gente dotata di un senso di ospitalità raro e montagne scolpite da un'oscura architettura di ombre e luci, dove vibrante è la presenza dell'Assoluto.
Verso l'Ukraina
I segni della guerra nella città croata di Slavonsky Brod e, ancor più, nella vicina Bosnia-Erzegovina sembrano preannunciare la natura del nostro percorso. La sera del 14 luglio per un paio di euro ci sistemiamo nel parcheggio dell'Hotel Cantemir, nella cittadina rumena di Husi, pronti per il grande balzo. Il viaggio, quello vero, per noi inizierà domani in Moldavia, considerata la prima vera incognita del percorso, un "muro tenebroso" che vorremmo superare nell'arco di una giornata. Alle 6.20 passiamo il ponte sul fiume Prut, che delimita il confine moldavo di Albita. Per la tassa ecologica ci chiedono 35 dollari, ma dopo una macchinosa trattativa ci accordiamo per 15. Dalla mia, un piccolo espediente artigianale: un foglio stampato col pc di casa con la scritta Press - Italian Embassy e un paio di timbri qualsiasi, che ho messo in bell'evidenza sul cruscotto. Orbene, funziona!
Alle 9 lasciamo la dogana e dopo appena un chilometro ecco il primo posto di blocco; mi chiedono i documenti, ma subito gli mostro il "salvacondotto" aggiungendo "Diplomat", e mi fanno passare senza neppure spegnere il motore. La strada, deserta e in buone condizioni, taglia la foresta della Bessarabia centrale, con un lieve saliscendi fino alla capitale Chisinau, una città poco attraente, dominata da palazzi anonimi, chiaro retaggio del socialismo reale.
I posti di blocco si susseguono regolari, ma riusciamo a passare indenni. Prima del previsto troviamo le guardie russe di confine sistemate alle porte della città di Taghina. I cartelli ci avvisano che siamo entrati nella Repubblica indipendente di Transnistria: una striscia di terra compresa tra il fiume Nistr e l'Ukraina, abitata prevalentemente da ucraini e russi. Il progetto moldavo di annessione alla Romania portò alla guerra civile del '91-'92 e all'arrivo della XIV Armata russa, tuttora massicciamente presente. In Ukraina ci si può finalmente rilassare: l'assillo dei posti di blocco a scopo di lucro è terminato.
Alle 20 percorriamo il bellissimo tunnel alberato di viale Pushkinskaya, che conduce direttamente al parcheggio situato alle spalle del Teatro dell'Opera, di fronte alla "rambla" del Musical Comedy e a due passi dalla scalinata del leggendario film "La corazzata Potemkin" (1925), nel pieno centro turistico di Odessa. Per noi Odessa, fondata da Caterina II di Russia nel 1794, col proposito di fortificare i confini meridionali dell'Impero Russo, è stata una vera rivelazione: ci siamo innamorati di questa stupenda città e della sua gente, tanto da sostarvi per ben nove giorni.
Crimea, crocevia di popoli
Il 24 luglio superiamo il posto di confine sull'istmo di Perekop ed entriamo nella Repubblica Autonoma di Crimea, storico crocevia di culture euroasiatiche. Scendiamo a Yalta verso l'imbrunire e com'è nostra abitudine puntiamo dritto verso il centro, per posizionarci in un altro punto strategico: il tranquillo piazzale custodito del Kactus Club, in ul. Rusvelta (3 euro al dì) alle spalle del porticciolo.
La città vanta situazioni e atmosfere diverse, tutte assai vivaci, ma mai chiassose: un mondo vacanziero simile a quello delle nostre coste, però esclusivamente "cirillico".
I turisti del "blocco occidentale" qui sono una rarità. D'origine bizantina, Yalta fu occupata dai genovesi nel XIV secolo: la testimonianza più fulgida del loro dominio è fornita dalla grande fortezza di Sudak, una cinta muraria di 14 torri a picco sul mare. Da non perdere, in città, la casa-museo di Cekov e il palazzo zarista di Livadia (1911), celebre per la conferenza del 1945, che delineò il futuro assetto geo-politico dell'Europa.
Dopo tre giorni di spensierata permanenza, all'alba del 27 lasciamo Yalta diretti a sud, lungo la litoranea disseminata di autentici gioielli architettonici. A Port Krim, nell'estrema punta orientale della penisola, il traghetto per la Russia ci costa 62 euro, un'enormità se paragonato ai 25 minuti di traversata. Giungiamo a Sochi col buio, vaghiamo tra moderni edifici in stile gotico e romanico, finché un poliziotto ci indica la giusta direzione per il centralissimo parcheggio con vista sul mare, situato tra la spiaggia e il Park Rivera. Siamo circondati da ristoranti pieni di gente festosa, luci e musica. La città ci appare straordinaria per il senso di libertà che si respira, superiore a ogni aspettativa. L'indomani mi reco alla capitaneria di porto, dove apprendo che la nave diretta al porto georgiano di Poti non può caricare mezzi superiori ad 1.90m. di altezza.
Fuori programma in Turchia
La mattina del 31 seguiamo la bella superstrada per Adler e in breve giungiamo alla dogana dell'Abkhazia, la repubblica separatista tuttora in conflitto con la Georgia, all'estremo confine sud-orientale dell'Europa. Discuto a lungo con un funzionario, ma pare proprio sia impossibile attraversare l'Abkhazia via terra: occorrono permessi speciali e comunque il confine meridionale è minato. Non ci resta che entrare in Georgia dalla Turchia. Prenoto il viaggio sull'Apollonia II, la nave per Trabzon, con partenza lunedì 4 agosto. Il conto totale è di 605 euro! Le cabine sono anguste e tutti dormono con la porta aperta per il caldo infernale.
Il mattino successivo visitiamo la città turca di Trabzon, l'antica Trabisonda di Marco Polo. Una bella strada panoramica e deserta segue la costa tra mille baie, perfora un paio di tunnel e di colpo siamo davanti ai cancelli della dogana di Sapi. Sostiamo nell'"otopark" a bordo mare (2 euro) ed entriamo in dogana alle 4 del mattino, considerando che in Georgia sono le 6, per cercare di sfruttare ogni minuto di luce. Tre ore dopo usciamo tra mille sceneggiate e 90 dollari in meno. Alle porte di Batumi, capitale della Repubblica di Adjaria, un poliziotto insiste per rifilarci una scorta armata (150 dollari) fino a Kobuleti, il vero confine della Georgia. Anche al blocco successivo propongono il medesimo servizio e la domanda sorge spontanea: "Dove accidenti siamo finiti se occorre una scorta armata?". Alle 13 siamo tra le vie di Poti sommerse da trenta centimetri d'acqua. Lasciamo la costa e la situazione peggiora ulteriormente: strada allagata, enormi voragini dovunque, tempo da lupi e la centralina elettrica "saltata", che fa un rumore assordante.
Dalla Georgia all'Armenia
Mi fermo a bordo strada per riflettere sul da farsi, quando si accosta la monovolume nera del giovane Coba, un georgiano emigrato a Como, il quale ci invita alla sua villa vicino Tbilisi e, soprattutto, ci informa che a breve inizia la strada asfaltata da poco. La strada serpeggia agilmente sulle alture caucasiche, dopo Gori, la città natale di Stalin, alle 21 siamo a Mtskheta, l'antica capitale religiosa della Georgia, a cena nella lussuosa villa di Coba, assieme al padre, ex ministro dell'Economia. La mattina seguente il sole risplende sull'incantevole combinazione di architetture orientali e occidentali di Tbilisi, città multirazziale e caravanserraglio storico della Transcaucasia. Percorriamo il centralissimo viale Rustaveli e sostiamo nel piazzale panoramico della celebre chiesa di Metekhi, sotto il maestoso monumento equestre di re Vakhtang, fondatore di Tbilisi. Dopo Marneuli - attraverso 25 chilometri di strada deserta e sconnessa - siamo al confine con l'Armenia, nella culla delle civiltà. Al primo grosso bivio imbocchiamo per errore la nuova strada diretta al lago Sevan; di colpo, sulle colline a sinistra ci appaiono numerose case abbandonate o distrutte, elicotteri con gli sfollati, trincee, soldati e apprendiamo così di essere entrati in territorio azero, occupato militarmente dagli armeni. L'8 agosto in mattinata ci sistemiamo nel parco di viale Sargsyan (0.75 euro al dì), a un passo dal cuore di Yerevan e della nazione, e in due giorni soltanto otteniamo il visto iraniano e quello del Nagorno-Karabakh. Nonostante la guerra, a noi Yerevan - colta e dinamica - sembra la capitale più sicura del pianeta, traffico caotico e devastanti sismi a parte. Lasciamo Yerevan la mattina del 14 agosto, la strada per il sud entra nella regione dell'Ararat, e il ripido tornante dopo Saravan ci conduce ai confini orientali della nazione, sul Vorotan Pass (2344 metri), indicato da due torrioni ai lati della strada. L'altopiano armeno scorre tra laghi e monasteri di difficile accesso, fino alla discesa di Goris, città circondata da pinnacoli e da strane formazioni calcaree, che ricordano la Cappadocia. Il mattino di ferragosto, prendiamo la M12 ed entriamo in Azerbaijan, seguendo però il "Lachin Corridor", una striscia di terra occupata, che consente ai due popoli armeni di restare uniti.
Il primo camper in Nagorno-Karabakh
Al posto di frontiera i cartelli ci avvisano che siamo nella Repubblica del Nagorno-Karabakh (Montuoso-Giardino nero), una regione tuttora contesa a suon di proiettili e martoriata dalla guerra dal 1988 al 1994. Sulla via, Shushi, l'antica capitale storica e culturale della regione, fondata dai Khan nel 1752, rappresenta una sosta obbligata. Purtroppo, l'abitato appare spettrale e pesantemente lacerato dalla guerra, con tantissime case distrutte e pochissima gente per le strade. Finalmente giungiamo alla meta prefissata di Stepanakert, la capitale in gran parte ricostruita, con strade ampie e ben tenute. Orientarsi è facile, in fondo a Sargsyan St., la via principale fortemente inclinata, c'è una grande rotatoria alberata: a sinistra trovate il Palazzo del Governo, con accanto la residenza presidenziale, mentre a destra ci sono la posta e il Ministry of Foreign Affairs, dove registrare il proprio arrivo e ottenere i permessi per visitare le zone interne della repubblica. Gli ufficiali ci dimostrano grande entusiasmo, contattano subito i giornalisti per farci un servizio, considerando la portata del nostro arrivo pari a quella di un evento storico: il primo autocaravan a entrare nel Karabakh! A Stepanakert non c'è granché da vedere, ma per la sua posizione al centro del Paese costituisce un buon trampolino di lancio verso le altre località della regione. Per meno di un dollaro mangiamo bene nel mercato all'aperto, il shuka, e dormiamo tra la caserma e la stazione di polizia scaldati dal sacco a pelo, poiché qui fa freddo anche d'estate.
Verso casa
Sulla via del ritorno, appena fuori Kajaran, la strada sale ripida e interminabile fino al Tashtun Pass (2535 metri), tra le nuvole, e prosegue con forte pendenza e i freni che faticano a tenere. La mattina di domenica 17 agosto seguiamo la strada assolata e deserta a lato del fiume Araks, che delimita il confine con l'Iran, circondati da montagne brulle che creano un paesaggio mozzafiato. Alle 12 entriamo nel posto di frontiera armeno, dove non vogliono farci passare poiché la legge impone di uscire dal valico utilizzato all'ingresso, pertanto dovremmo tornare in Georgia. La fermezza degli ufficiali ci fa tremare, l'idea di dovere ripercorrere tutti quei valichi fino a Yerevan e tutto il resto equivale a una catastrofe! Corro nell'ufficio del capo dogana, il quale dopo lunghe e sofferte trattative accetta di aiutarci. Firmo una dichiarazione di "colpevolezza" ed è fatta. Felici ed esausti usciamo dal gate alle 17, Rosy indossa il chador, superiamo il ponte di confine ed entriamo nel grande recinto della dogana iraniana. Il perimetro interno è fornito di negozio d'alimentari e di ristorante, dove per delicatezza nei confronti di Rosy, unica donna, e dei bambini, ci sistemano in un tavolo solo per noi nel retro cucina. Il mattino seguente entriamo in Iran.
L'impatto con Jolfa è piacevolissimo e la gente saluta in un modo davvero rassicurante. Chi ci offre un tè, chi un frutto, addirittura anche il posteggiatore rifiuta di essere pagato. Il 19 facciamo un'escursione rapida a Tabriz e poi veloci alla città storica di Mako, sede della famosa "Black Church" (VI secolo), dove fraternizziamo con intere famiglie che ci invitano a casa loro solo per il piacere di conversare con degli stranieri. A Bagarzan, la città di confine, facciamo il pieno di diesel per il prezzo simbolico di un dollaro. Entriamo in Turchia verso le 19, Istanbul dista 1538 chilometri: è curioso trovarsi a 4000 chilometri da Modena e sentirsi già a casa.
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| Notizie utili |
Ambasciate straniere in Italia
Ambasciata della Repubblica d'Armenia: tel. 06329 6638, fax 06329 7763
Ambasciata della Repubblica di Georgia: tel. 0669941972-73, fax 0669941942
Ambasciata della Federazione Russa: tel. 064941680, fax 06491031
Ambasciata dell'Ucraina: tel. 06/8413345, fax 068547 539
Ambasciata Repubblica islamica dell'Iran: tel. 0686328485, fax 0686328492
Ambasciate italiane all'estero
In Iran: Teheran, 81, Av. Neuphle le Chateau, tel.009821-6496955/6, fax 6496961
In Ucraina: Kiev, tel. 0038-044 2303100, fax 0038-044 2303103
In Armenia: Yerevan, 00374 1-542 335 542 336, fax 00374 1-542 341
Spese generali (espresse in euro)
gasolio 581, cambio olio 17, gpl 14,
cambio gomme 0,
meccanico 0,
elettrauto 0,
campeggi 0,
parcheggi custoditi 60,
traghetto Kerch (tra Crimea e Russia) 60 (2 adulti più caravan) ,
traghetto Sochi - Trabzon 497 (2 adulti, 2 bambini ,
e caravan) ,
traghetto Patrasso - Ancona 280 (2 adulti, ,
2 bambini e caravan),
autostrade 63
Costi visti (euro per persona bambini esclusi)
Moldavia (22.50, transito 48 ore); Ukraina (50); Russia (70+33 assic. e varie ad Odessa); Turchia (in frontiera: 10 a persona, pagano anche i bambini + 8 carte auto); Georgia (26, transito 48 ore); Armenia (60); Nagorno Karabakh (25 a Yerevan); Iran (57 a Yerevan). Per i visti richiesti in Italia occorre aggiungere le spese di agenzia o di spedizione.
Spese doganali 348 (assicurazioni, documenti auto e "arrotondamenti"),
spesa alimentari 502,
ristoranti 555 (rimasti un mese senza gas),
snack bar 251,
farmacia 9,70,
spese extra (mappe, funivie, etc.) 321,
totale spese viaggio 3410 Euro (6.600.000 lire)
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Tappe |
Luogo |
Km |
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Il percorso parte da Modena il 30 giugno 2003 e vi ritorna il 7 settembre 2003, per 70 giorni di viaggio e 10.033 chilometri.
I paesi sovrani, repubbliche autonome, regioni e territori contesi, attravesati sono 24: Italia, Slovenia, Croazia, Srpska, Bosnia-Herzegovina, Serbia, Ungheria, Romania, Moldavia, Transnistria, Ukraina, Crimea, Russia, Abkhazia, Adjaria, Georgia, Ossetia del Sud, Armenia, Nagorno-Karabakh, Azerbaijan, Iran, Kurdistan, Turchia, Grecia.
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| 30 giugno ore 13 |
Modena Chioggia |
183 |
| 1-5 luglio |
Lignano Sabbiadoro |
326-370 |
| 6 luglio |
Postumia (Slovenia) |
558 |
| 7 luglio |
Slavonski Brod (Croazia) |
921 |
| 8-10 luglio |
Sosta Szeged (Ungheria) Via Bosnia e Serbia |
1225 |
| 11 luglio |
Turdas (Romania) |
1519 |
| 12 luglio |
Brasov |
1773 |
| 13 luglio |
Tecuci |
2013 |
| 14 luglio |
Husi |
2132 |
| 15-22 luglio |
sosta Odessa (Ukraina) via Moldavia e Transnistria |
2452-2510 |
| 23 luglio |
Nikolaiev |
2679 |
| 24-26 luglio |
Sosta Yalta (Crimea) |
3113 |
| 27 luglio |
Kerch Port Krimi |
3510 |
| 28 luglio |
Gelenuzik (Russia) |
3751 |
| 29-30 luglio |
Sosta Sochi |
4009 |
| 31 luglio |
escursione Abkhazia |
4052 |
| 1-4 Agosto |
Sochi |
4094 |
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navigazione da Sochi a Trabzon (turchia)
Sapi (valico frontiera turco-georgiana) |
4270 |
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Tbilisi (Georgia) |
4696 |
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Sevan (Armenia) |
4956 |
| 8-13 Agosto |
sosta Yerevan |
5023-5035 |
| 14 Agosto |
Goris |
5317 |
| 15 Agosto |
Stepanakert (Nagorno-Karabakh) |
5423 |
| 16 Agosto |
Megri (Armenia) |
5668 |
| 17 Agosto |
valico frontiera iraniana |
5682 |
| 18 Agosto |
Marand (Iran) |
5818 |
| 19 Agosto |
Dogubaiant (Turchia) |
6071 |
| 20-21 Agosto |
sosta Erzurum |
6374 |
| 22 Agosto |
Sivas |
6843 |
| 23 Agosto |
Green Park Area (autostrada dopo Ankara) |
7421 |
| 24-26 Agosto |
sosta Istanbul |
7781 |
| 27 Agosto |
Alexandropoli (Grecia) |
8126 |
| 28 Agosto |
Tessalonico |
8517 |
| 29 Agosto |
Atene via Meteora |
9091 |
| 30 Agosto |
Patrasso |
9357 |
| 31 Agosto |
Kourouta Beach |
9464 |
| 1 Settembre |
Marathia Beach |
9526 |
| 1 Settembre |
Marathia Beach |
9526 |
| 2-4 Settembre |
Kalogria Beach |
9682 |
| 5 Settembre |
Patrasso |
9738 |
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navigazione da Patrasso ad Ancona |
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Modena ore 20.30 |
10.033 |
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