|
|
| Data pubblicazione:10/2004 |
| Anima del mondo |
| Da Genova a Delhi, passando dal Rajastan, in 125 giorni e 24.000 chilometri. Un viaggio tra spiritualità, arte e vivaci metropoli |
| Testo di Dario Brignole - Foto di Luciana Sant |
|
|
|
Eravamo all'inizio dell'estate 2003 quando io e mia moglie decidemmo di procedere alla stesura dell'itinerario del nostro viaggio in India.
Ci destava qualche apprensione l'attraversamento di quei Paesi del Medio Oriente al momento molto caldi dal punto di vista politico-sociale, ma tanta era la voglia di India che ci apprestammo a chiedere i visti occorrenti. Senza non poche difficoltà riuscimmo a ottenere il Visa per l'attraversamento del Pakistan e quindi quello turistico per la visita completa dell'Iran, cosa peraltro molto difficoltosa in quanto occorreva un invito specifico da parte di un iraniano residente in in quella nazione.
Ma eccoci. Con una ventina di giorni di ritardo sul programma iniziale, a bordo del nostro affidabile camper Renault Saviem TP 3 4x4 , il 3 novembre 2003 partiamo da Genova con tanto entusiasmo e un pizzico di ansia, pensando all'inverno incombente e alla possibilità di incontrare freddo e neve nell'attraversamento dell'Altopiano Anatolico in Turchia.
Raggiungiamo Trieste e, attraverso Slovenia e Croazia, ci inoltriamo nella martoriata Jugoslavia. In una settimana, procedendo per lo più in autostrada, passeremo Bulgaria e Turchia, visiteremo splendide città come Istambul, varcheremo sulla strada per l'Iran passi a quota 2000 metri, sperimenteremo la simpatia del popolo curdo, scopriremo splendori architettonici e pregiati prodotti di artigianato, nonché un costo della vita decisamente basso.
Da Teheran, la capitale iraniana bellissima e moderna dove sostiamo cinque giorni, il viaggio prosegue fra tradizioni musulmane e reminiscenze persiane, mentre l'India si avvicina.
Verso la fine della prima settimana di dicembre ci apprestiamo a entrare in Pakistan. Le formalità di frontiera sia da parte iraniana sia pakistana si risolvono abbastanza velocemente; chiediamo di poter sostare nel piazzale della dogana di Taftan (Pakistan) per iniziare il giorno seguente la lunga traversata del deserto del Balochistan, con destinazione la città di Quetta.
Per noi il Pakistan è quasi di transito in quanto vi sono molti problemi interni di ordine politico-tribale, nonché notevoli infiltrazioni da parte afghana per cui, su consiglio delle autorità locali, veniamo in gran parte scortati dalla polizia, armata sino ai denti, fin quasi alla frontiera con l'India. Con le forze dell'ordine al seguito attraversiamo piccoli villaggi di gente fiera e dignitosa e incontriamo alcuni nomadi con cui - contro il consiglio della polizia di scorta - riusciamo a parlare, per scoprire che da loro non abbiamo nulla da temere. E proseguiamo più sereni.
Attraversato il fiume Indo su un modernissimo ponte subito dopo Dera Ghazi Khan, raggiungiamo la caotica città di Multan e poi quella di Lahore. La strada ci porta ai confini con la meta sognata.
Finalmente in India
Chiediamo e otteniamo dalle autorità di frontiera pakistane il permesso per poter sostare la notte nel loro parcheggio, onde affrontare l'indomani le operazioni prescritte. Così, il 14 dicembre 2003, in meno di due ore siamo in territorio indiano e precisamente nella ricca regione del Punjab. Comincia la nostra "avventura indiana": destinazione la città di Amritsar.
L'impatto con il traffico, prima realtà indiana, è semplicemente "scioccante": auto, camion, biciclette, pedoni e vacche sacre "parcheggiate" in mezzo alla carreggiata ci obbligano a slalom indicibili tra clacson sonanti, un vero caos che ci accompagnerà per tutto il Paese.
Ad Amritsar visitiamo il magnifico tempio d'oro che sorge nel mezzo di un lago artificiale e, dopo due giorni, lasciamo la città e l'area del Punjab per inoltrarci nel Rajastan, la famosa regione desertica del Thar dalle leggendarie città sovrastate da grandi regge fortificate, un tempo governate dai Marajà. Bikaner, la prima che incontriamo, è stata fondata nel lontano 1488; la domina l'imponente castello "Lalbagh Palace" costruito in sabbia arenaria rossa e scolpito con grandi raffigurazioni sacre ancora molto ben conservate. Nelle immediate vicinanze della città vi è un caravanserraglio per cammelli e alla sera, verso l'imbrunire, dalle numerose dune del deserto circostante tutti vi fanno ritorno in carovana.
La regione desertica del Rajastan, in questo periodo dell'anno, è molto piacevole da visitare in camper: durante la giornata la temperatura è calda e secca ma in serata e di notte scende rapidamente favorendo un buon sonno.
Parimenti, durante i trasferimenti non si trova il grande traffico caotico tipico dell'India e, inoltre, le strade sono molto ben asfaltate e abbastanza larghe.
Deserti e fortezze del Rajastan
Proseguiamo il nostro viaggio, la strada corre molto vicina al confine orientale del Pakistan e spesso troviamo insediamenti militari. La nostra prossima meta è Jaisalmer, la "città del deserto" per eccellenza. Giunti in centro città, posteggiamo il nostro camper nel piazzale custodito dell'Hotel Sona, indicatoci da gente del luogo. Il giorno seguente, con l'ausilio del classico e comunissimo rickshaw su Ape Piaggio, contrattato per l'intera giornata a 5 euro, visitiamo gli angoli più remoti della città vecchia: l'interno del forte con i suoi bei palazzi, i numerosi templi, colmi di devoti che vi vanno a pregare ornandoli di fiori gialli, e le antichissime e ben conservate "haveli", case con la facciata in legno intarsiato e terrazzini lavorati, di notevole interesse architettonico. Davvero molti i negozi di artigianato indiano, ma anche con prodotti nepalesi e tibetani di buona fattura. Bene accetti carte di credito, euro e dollari.
Due giorni dopo, lasciamo Jaisalmer e attraversiamo trasversalmente il deserto del Thar fino a Jodhpur. Anche questa città, come molte altre della regione, è sovrastata da un grande forte in pietra arenaria rossa. Da non perdere il grande museo con troni e quadri e, nelle vicinanze della città, la vecchia capitale Mandore, con i suoi numerosi templi. Da Jodpur, toccata la città di Ajmer ci dirigiamo su Jaipur. Siamo all'antivigilia di Natale e per qualche giorno sosteremo con una spesa irrisoria presso il piazzale di un hotel appena fuori il centro città, spostandoci giornalmente in rickshaw. Jaipur, la città rosa, capitale del Rajastan eretta nel lontano 1728, ci offre la bellezza del suo incomparababile Hawa Mahal, vale a dire "Palazzo dei Venti": sulla facciata, 953 finestre servivano alle signore per guardare in strada senza essere viste. Il 27 dicembre, nella prima mattinata salutiamo Jaipur e torniamo ad Ajmer per raggiungere in serata Udaipur, l'ultima importante meta del Rajastan. La caratteristica che rende unica Udaipur è il suo "Palazzo", situato sulla riva del lago Pichola: un enorme complesso in arenaria bianca, al cui interno è racchiusa un'infinità di corti, giardini, logge e templi. Al centro del lago Pichola, diverse piccole isole, ciascuna delle quali ospita un palazzo in arenaria bianca e stucchi.
Bombay, Mumbay, Bollywood
Lasciato il Rajastan, ci apprestiamo ad attravresare longitudinalmente il Gujarat per inoltrarci nel Maharastra: nostra prossima meta la metropoli indiana di Bombay. Il percorso si snoda attraverso le colline Aravalli, ricchissime di cave di marmo bianco, rosa, nero e granito. Oltre un centinaio di chilometri con una teoria quasi infinita di artigiani del marmo, che lo tagliano, lo lavorano e lo commercializzano. Passiamo il Tropico del Cancro, con il favore di un clima mite e gli scenari dei campi di cotone e canna da zucchero, banani e alberi di papaia. Ed ecco la periferia di Bombay: baraccopoli poverissime abitate da gente di Bangladesh, Birmania, Tailandia e altri Paesi vicini. Una "foresta di baracche" impenetrabile, dove si vive in disumane condizioni. Addentrandosi in città, il traffico si fa sempre più intenso e caotico: decidiamo quindi di trovare una buona sistemazione per il camper e recarci il giorno seguente a visitare Bombay con l'ausilio di un taxi. Mumbay, come viene confidenzialmente chiamata ora la città, è una metropoli in parte modernissima, ma con ancora numerose costruzioni d'epoca. Come la grande Victoria Station, crocevia ferroviario risalente al 1878, in granito e terra arenaria ocra. In serata, dopo cena, da non perdere una passeggiata sull'interminabile lungomare "Marine drive" che, affollato da gente benestante, fa da cornice naturale alla rada. Come non parlare, poi, di un'altra attrattiva della città? I grandi studios cinematografici, la Hollywood Indiana, non a caso chiamata Bollywood: un insieme di stabilimenti cinematografici che produce all'anno il più alto numero di film al mondo.
A Goa spiagge dorate e templi
Tre giorni dopo lasciamo la città e, percorrendo la strada costiera, raggiungiamo Goa, ex colonia portoghese e attualmente Regione autonoma indiana. Troviamo un'ottima e insperata sistemazione nella capitale, Panaji, presso un club di giocatori di cricket, che ci lascia parcheggiare nel grande cortile davanti ai campi da gioco. Possiamo usufruire di acqua e rifornirci al vicino bar, nonché fare la spesa al mercato decisamente fornito. Qui soggiorneremo un paio di settimane, riposandoci e facendo manutenzione al camper: ci attende la risalita dell'India e, dopo Nuova Delhi, il lungo viaggio di rientro in Italia. Goa è sull'Oceano Indiano e, nei dintorni, la famosa località di Calanguti offre lunghissime spiagge dorate; molto turistica, non è adatta alla sosta dei camper essendo presente solo un grande parcheggio in terra battuta da dividere con i pullman. Decidiamo dunque di spostarci a pernottare nella prima area idonea percorrendo la statale che ci condurrà a Pune e, deviando per Aurangabad, a Ellora, per visitarne le grotte: una sequenza di 34 templi fra loro collegati da un sentiero, arricchiti da budda, divinità induiste e sculture di animali di circa dieci secoli fa.
La città sacra e il Taj Mahal
A questo punto il nostro programma di viaggio prevede una lunga tratta verso nord-est per raggiungere Varanasi, l'antica Benares, sul sacro fiume Gange. La strada non è molto larga e bisogna fare molta attenzione per evitare incidenti. A Varanasi tutto è antico: palazzi, templi, haveli e stradine strettissime che sfociano sui famosi "ghats", le scalinate che scendono verso il Gange, dove, verso l'imbrunire oppure all'alba, gli indiani vanno a bagnarsi, a lavarsi, a spargere fiori e accendere lumini che poi la corrente piano piano si porta con sé. Assistiamo anche a una cerimonia funebre. Preparata la catasta di tronchi d'albero incrociati, vi viene adagiata la salma; poi, l'incaricato dà fuoco alla legna che comincerà lentamente ad ardere, cremando il corpo. Mentre il fiume continua il suo lento cammino, i parenti più stretti sono raccolti davanti alla pira: a loro sarà consegnata l'urna con le ceneri, che dispederanno sul Gange, insieme a fiori gialli e piccoli lumini accesi. Un funerale suggestivo e un vero onore per gli indiani, ma il costo elevato lo destina ormai solo alle caste più alte. Qualcosa di indescrivibile ci resta nell'intimo, ben difficile da dimenticare. Una sensazione che ci portiamo dentro mentre ci dirigiamo verso la regione del Mahdia Pradesh.
Prima tappa, l'ospitale cittadina di Khajuraho, con i suoi numerosissimi templi dalle erotiche figure. Dopo due giorni eccoci ad Agra, dominata dal Forte Rosso, situato sulla riva del Jamuna River. Suo simbolo famoso nel mondo è lo stupendo Taj Mahal, grande tempio in marmo bianco situato sul fiume stesso, contornato da un immenso piazzale che con una porta monumentale si collega alla città. Al suo inteno fontane, giardini, molte tombe e una grande moschea.
Delhi, maestosa capitale
Il nostro itinerario indiano si avvia al termine. Infatti, dopo la città di Faridabad, la nostra meta è la capitale Delhi. Vi arriviamo nella mattinata del 2 febbraio 2004 cercando il Tourist Camp riportato dalla guida, ma purtroppo non esiste più da sei mesi circa, smantellato per fare posto alla nuova metropolitana. Riusciamo, comunque, ad avere ospitalità (circa 3 euro giornalieri) presso il Transport Center Parking, un enorme piazzale custodito adibito a parcheggio di camion merci e autobus, nella periferia nord-ovest della città. Nelle cinque giornate di sosta a Delhi, ci muoviamo con l'ausilio di autobus e Ape Taxi. In città non scordiamo di farci rilasciare il Visa di rientro in Iran presso il locale Consolato iraniano e, avendo già il precedente, non riscontriamo problemi.
Delhi ha templi interessanti, giardini con munumenti ben conservati e musei. Nella città nuova visitiamo il maestoso arco chiamato Indian Gate, il grande parco antistante, i palazzi del governo con alcuni importanti ministeri e, soprattutto, la residenza del Presidente della Repubblica. Nuova Delhi è caratterizzata da grandi viali alberati e strade ampie con tantissimi nogozi e grandi magazzini modernissimi. Interessante la parte antica della città, molto congestionata da traffico e abitanti, con strade strette e negozietti di ogni genere, dall'artigianato alle spezie, fino all'abbigliamento destinato ai più facoltosi.
La strada di casa è sempre più vicina e il 6 febbraio, in mattinata, da Delhi ci dirigiamo verso la frontiera indo-pakistana, attraversiamo le città di Ambala e Ludhiana e percorriamo la circonvallazione della grande città di Amritsar per immetterci nella Attari Road, la strada diretta al confine. Data la tarda ora, pernottiamo nel piazzale antistante la zona di frontiera. Il mattino successivo, le operazioni di polizia e dogana sono abbastanza veloci da ambo i confini. E così non ci resta che guidare il nosro camper verso il Pakistan, percorrendo fino in Iran una strada molto simile a quella dell'andata. Siamo noi, ormai, a essere diversi.

Bam, città patrimonio dell'Unesco rasa al suolo da un terremoto qualche giorno dopo il nostro passaggio.
Nella foto il camper davanti la sua rocca, ora ridotta in macerie.
|
| Notizie utili |
Il viaggio
I costi in euro:
Gasolio 774 - Autostrade 110 - Carnet doganale 77 - Visti 292
Taxi 80 - Park hotel 10 - Viveri: scorta dall'Italia 600, acquisti in loco 1400.
Clima
Il periodo migliore per effettuare questo viaggio va dal mese di novembre fino a quello di giugno.
Il periodo estivo, invece, è sconsigliato a causa dell'eccessivo caldo.
In tutta l'area il tempo è piuttosto variabile ma l'autunno e la primavera offrono momenti davvero temperati;
in queste fasi dell'anno la natura offre spettacoli davvero esaltanti.
|
|
| Le Tappe |
| Stato |
Percorso |
Km |
|
Andata: Italia |
Genova - Brescia - Venezia - Trieste |
|
| Slovenia |
Lubiana |
454 |
| Croazia |
Zagabria |
360 |
| Jugoslavia |
Belgrado - Nis |
1058 |
| Bulgaria |
Sofia - Dmitrovgrad |
750 |
| Turchia |
Edirne - Istambul - Amasya - Erzincan - Erzurum - Dogubayazid |
3612 |
| Iran |
Maku - Tabriz - Zanjan - Teheran - Damgan - Sabezvar - Mashad - Gonabad - Tabas - Yazd - Pasargade - Persepoli - Shiraz - Syrian - Kerman - Bam - Zaheadan - Mirjaveh |
6600 |
| Pakistan |
Taftan - Quetta - Sibbi - Multan - Khaneval - Waga |
3120 |
| India |
Amritsar - Ganganagar - Bikaner - Jaisalmer - Pokaran - Jodpur - Jaipur - Udaipur - Hamadabad - Bombay - Pune - Goa - Ahmadnagar - Aurangabad - Ellora - Ajanta - Indore - Varanasi (Benares) - Agra - Fathepur - Sikri - New Delhi - Amritsar |
8846 |
Ritorno Pakistan |
Stesso itinerario |
|
| Iran |
Bam - (Visita Dpo Il Terremoto Avvenuto Mentre Eravamo In India) - Kerman - Yazd - Isfahan - Karag - Rasht (Mar Caspio) - Ardabil - Tabriz
|
|
| |
Stesso itinerario a ritroso fino in Italia |
|
|
|
|