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Data pubblicazione:09/2007
Il viaggio di Jan: Come pulsa il mondo? 
Jan Bover, ingegnere spagnolo, e la compagna Alexandra affrontano il giro del mondo in camper. Dopo aver terminato il tour nel Vecchio Continente, è l'ora dell'Africa
Testo e foto di Jan Bover 

Circa due anni fa, dopo alcuni cambiamenti nella mia vita, ho rispolverato un sogno che avevo sin da quando ero bambino: viaggiare per il mondo scoprendo le culture del nostro pianeta.
Ho deciso di impegnare cinque anni della mia vita affinché questo sogno divenisse realtà. Ho disegnato un itinerario con due strategie precise: passare le estati nell'emisfero nord e gli inverni in quello sud, iniziando la mia avventura dall'Europa così da abituarmi gradualmente a questo grande viaggio. Ho anche deciso che il mezzo con cui avrei realizzato il mio progetto sarebbe stato un'autocaravan.

Il nome scelto per questo progetto è: "Prendere il polso del mondo". Infatti, durante questo periodo intervisterò con la mia telecamera centinaia di persone per collezionare le opinioni di popolazioni diverse.
Le interviste sono basate su tre tipologie di domande: il primo è legato ai problemi del mondo, a una soluzione globale e a una personale. Il livello successivo è relativo a problemi di tipo locale. Infine, voglio sapere da ognuno che cos'è la felicità! Alla fine avrò materiale video e cartaceo sia per creare un programma televisivo, sia per pubblicare un libro, destinato anche a studi sociologici più approfonditi.
E così i primi mesi dello scorso anno, sono partito verso Istambul, passando attraverso l'Italia, poi i Balcani, quindi ho puntato verso Capo Nord, visitando la maggior parte dei paesi dell'Est Europa. Quindi sono ritornato attraverso l'Europa centrale verso la costa Atlantica. Prima della fine del 2006 la prima parte del mio progetto era conclusa.

Africa, il fascino e le incognite
Ed eccoci pronti per l'Africa. Partiamo i primi mesi del 2007 attraversando lo stretto di Gibilterra alla volta del Marocco.
Prima tappa è quella di Chefchaouen, attraente cittadina situata sulle montagne dell'Atlante, sulla strada per Fez. È qui che si ha il contatto con un Marocco verace e genuino, tra le stradine impervie della medina, con i suoi colori, odori, rumori.
Qui viene trattata e conciata la pelle, con metodi che nulla hanno di moderno o tecnologico. Altra, imperdibile città imperiale è quella di Meknes, non lontano da Fez e dalla capitale politica del Marocco, Rabat. Visitiamo anche queste ultime due e ci dirigiamo verso Casablanca, enorme città nel quale si respira un clima quasi europeo.
Il Marocco è uno stato laico e la religione islamica, benché presente, non raggiunge forme di integralismo tali da far sentire il turista a disagio. Da Casablanca all'affascinante Marrakech, con la sua straordinaria medina, il souk e la celeberrima piazza Jmaa El Fna, considerata una di siti più incredibili al mondo.
In ogni momento del giorno e della notte c'è movimento, musica, suoni suadenti che provengono dai flauti degli incantatori di serpenti, il ritmo dei tamburi che segnano il passo dei danzatori, i venditori di acqua e quelli di spremute d'arancia. La musica e il caos sembrano interrompersi solo pochi istanti, appena prima che il muezzin lanci il suo richiamo dagli altoparlanti della moschea. Poi la confusione torna a dominare l'atmosfera nuovamente. Siamo di nuovo sull'Atlante per raggiungere Ouarzazate, la porta del Sahara, ci fermiamo al piccolo villaggio di Telouet e alla stupefacente kasbah di Ait Benhaddou.
E poi, via verso la Mauritania. Visitiamo Laayoune, la capitale del "western Sahara", costruita dagli spagnoli come conferma la strana chiesa con le mura rosa. Percorriamo centinaia di chilometri, a bordo mare verso il confine con la Mauritania. Qui siamo costretti a offrire doni alla polizia di confine per snellire le farraginose procedure di immigrazione.
E arriviamo finalmente a Nouakchott, la capitale della Mauritania. Fino a questo momento abbiamo percorso quasi esclusivamente strade asfaltate, ma ora la situazione diventa più difficile.
La città è circondata da dune di sabbia e si affaccia sul mare, con un suggestivo porticciolo di pescatori. È attorno a questa attività che ruota gran parte della vita del luogo. Qui la povertà è evidente e imbarazzante. Da questo momento in poi, iniziamo ad avere qualche problema di viabilità.
Certo, sapevamo che sarebbe stato arduo affrontare l'Africa con un mezzo 4x2, per quanto relativamente compatto rispetto ad altri autocaravan. Ma la sfortuna non ci ha fatto grandi sconti. Così ci insabbiamo subito, appena fuori da Nouakchott. In realtà è solo per colpa mia: cercando un posto per fermarmi a mangiare sono uscito dalla sede stradale.
Poco male, estraggo la pala e comincio a scavare davanti alle ruote. Poi posiziono le slitte di plastica che avevo acquistato apposta, ma al primo tentativo di partenza si disintegrano. Allora trovo sul bordo della strada dei vecchi pneumatici e cerco di usarli per "fare grip".
Per fortuna dopo svariati tentativi sotto il sole cocente passa un fuoristrada che, utilizzando degli scivoli in acciaio, ci rimette in carreggiata. Ma il vero incubo deve ancora arrivare.
Ci blocchiamo un'altra volta a Moudjeria, dove abbiamo consegnato dei beni per conto di un'organizzazione non governativa. Siamo di fronte a una scuola, è il momento di ripartire, ma le gomme affondano nella sabbia.
Il camper è circondato da bambini che richiedono a gran voce un "cadeau". Siamo l'attrazione del villaggio e da ogni dove spuntano bambini che richiedono regali. Anzi ci minacciano: "Non vi aiuteremo mai se non ci date dei regali".
Alexandra è asserragliata nel camper con bambini che bussano su finestre, vetri e porte e chiedono regali. Io, noncurante, comincio a scavare intorno alle ruote. Per fortuna qualche bambino, incuriosito, mi aiuta e recupera dei pezzi di metallo da sistemare sotto le ruote.
Non basta. Sgonfio le gomme. Non basta. Sollevo le ruote con il crick e vi sistemo sotto dei pezzi di metallo. Non basta. Passano tre ore. I bambini non si stancano mai di chiederci doni. Il sole è cocente e insopportabile.
E finalmente arriva il fuoristrada della polizia. È la fine di un incubo, ma l'inizio di un'inquietudine nuova: ce la faremo mai ad attraversare tutta l'Africa in camper? Ripartiamo e per un po' tutto fila liscio.
Poi la strada verso Ayoune diventa terribile. Cerco di evitare le immense buche, a volte riempite di sabbia, ma non riduco a sufficienza la velocità. Così non riesco ad evitare un maledetto buco e sento cedere le sospensioni.
In più perdiamo acqua dal serbatoio della potabile. Altra buca, altra botta. Mi fermo solo per constatare che non abbiamo più un goccio di acqua potabile. Proseguiamo con lentezza esasperante e finalmente arriviamo a Ayoune, città vicino al confine con il Mali.
Qui scopro che si era semplicemente svitato il tappo superiore del serbatoio della potabile! Il mezzo è di nuovo in efficienza e puntiamo verso Bamako, la capitale del Mali.
La strada, incredibile a dirsi, è ancor peggio della precedente: le tracce dei cingolati incaricati di costruire la nuova strada sono una terribile tortura. Ci vogliono tre ore per percorrere 80 chilometri e nonostante la lentezza, le vibrazioni sono insopportabili. Il camper regge bene e nonostante questa incredibile prova, l'unica cosa a rompersi sono le bottiglie.
In Bamako siamo vittime di un poliziotto in cerca di denaro facile, ma questa volta decidiamo di non cedere al ricatto: non abbiamo commesso nessuna infrazione, non abbiamo percorso alcuna strada contromano, niente multa.
Bamako è una città sorprendente, disordinata, rumorosa, colorata e piena di odori. Vorremmo dirigerci verso Timbuktu, ma la strada è dissestata e per percorrere la pista di 200 chilometri ci vogliono non meno di 10 ore. Lasciamo perdere. Forse un giorno ci torneremo.
Il camper ci serve integro: dobbiamo ancora attraversare la Nigeria, il Gabon, l'Angola, la Namibia, il Sud Africa, lo Zimbabwe, Il Mozambico, la Tanzania, il Kenya, la Somalia, L'Ethiopia, il Sudan e l'Egitto. E poi rotta verso oriente.

A presto, sempre dalle colonne degli amici di Caravan e Camper, che hanno da subito creduto nella mia iniziativa, così come l'azienda Hymer che mi ha fornito il mezzo e altri importanti sponsor.





Alcune fotografie del viaggio


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Marocco


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Mauritania


Mauritania