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Data pubblicazione:12/2003
Verso Cape Town 
Viaggio tra i deserti di Libia, Egitto e Sudan
Oltre 15.000 km in fuoristrada
Testo e foto di Christine Burkia, Aldo Pellati, Lia Mulè, Luciano Lazzaroni 
Un tour di 94 giorni e di circa 100.000 chilometri, che ha visto come tappe la Libia, l'Egitto e il Sudan, le prime di un viaggio attraverso l'Africa, per raggiungere Cape Town, a bordo di due Toyota Land Cruiser, dotati di cellula abitativa, che saranno la nostra casa per un anno.
Come diceva un grande scrittore le cose belle della vita capitano, a volte, per caso. È quasi per caso, infatti, che noi, Christine, Aldo, Lia e Luciano, ci siamo incontrati e ispirati, davanti ad un tavolo pieno di carte geografiche.
Altro compagno di viaggio un Iveco 4x4 di Silvana e Tony, che si affiancheranno a noi lungo il primo tratto.

L'inizio è di buon auspicio e riusciamo a ottenere il visto per la Libia, grazie all'aiuto di Abdul e Paolo, i nostri amici di Tripoli, evitando così sia le costosissime pratiche di Agenzia sia lo spauracchio della guida obbligatoria. Una sera di novembre ci imbarchiamo da Trapani, per attraversare la Tunisia, arrivare, in due giorni, al confine libico e proseguire, quindi, alla volta di Ghadames, accompagnati da un vento freddo, mentre sulla strada incontriamo pochissime macchine e la sabbia laterale cerca di sopraffare l'asfalto.



Per fortuna, verso sud la temperatura si fa più mite e, finalmente, il deserto tanto atteso e immaginato, non ancora quello delle grandi dune e della sabbia dell'Erg, ma quello di una spianata di ciotoli e sabbia senza confini dell'Hammadah.
A questo punto, ci dirigiamo verso Ghat (località famosa perchè ospita uno dei rarissimi insediamenti Tuareg permanenti), dove incontriamo Moussa, la nostra guida di sempre. Negli ultimi chilometri, il paesaggio è cambiato rapidamente e dune sabbiose si affiancano ai contrafforti del Jabal Akakus, un nome mitico tra i viaggiatori del Sahara, per i wadi, i canyon, le dune e i panorami indimenticabili. Qui, ci raggiungono Joana e Paolo, che saranno i nostri apripista nell'Idhan (catena di dune) Murzuk, deserto grande due volte la Sicilia e abbastanza impegnativo, visto che il solo orientamento è dato dalla freccia che si sposta sul GPS, e attraversare le dune non è sempre facile.
 
A volte, si procede lentamente o si ritorna sulle proprie tracce, altre si corre a 60 Km all'ora sul fondo di laghi fossilizzati, circondati dai resti di antichi focolari, un tempo ricchi di reperti preistorici (amigdale, freccette, frammenti di vasi). Sono troppe e confuse le tracce che portano ai laghi di Mandahara, ma ci aiutano i nostri satellitari ad avanzare così per oltre 120 Km, nell'Idhan Awbari, per constatare, una volta giunti, che alcuni sono completamente asciutti.
Decidiamo di trascorrere la notte al lago di Um - el - Ma, dove le donne del gruppo ci sorprendono con la loro fantasia e improvvisano una cena (a base di tagliatelle, fatte sul momento, grazie al thermos trasformato in mattarello!).

Proseguiamo verso uno dei luoghi meno conosciuti, Wadi Maridet, nel Tassili libico, in cui torrioni di arenaria, plasmate dalle erosioni eoliche, si ergono ovunque dalle sabbie dorate. Ci accampiamo e, in seguito a un imprevisto baratto con un ragazzo Tuareg, riusciamo a mettere in salvo un uromantice (lucertolone nero) e un piccolo muflone, nell'improvvisato zoo del Camping di Moussa. Dopo cinque giorni, ritorniamo a Tripoli ci concediamo degli ottimi piatti libici, quali bordin - chorba - rhisda - macaruna 'mbacmbucca'.

Giunge il momento di lasciare la Libia. Zilla ci regala le ultime emozioni con la "Monument Valley ", da noi così denominata per le imponenti formazioni di arenaria, i canyons e archi. Conludiamo con una visita ai sacrari di Tobruk (Libia).

A questo punto, puntiamo a sud. Più precisamente, in direzione Egitto, dove siamo stati già più volte e che, quest'anno, sarà una tappa di attesa, per ottenere i visti per il Sudan.

L'arrivo in Egitto
Le pratiche doganali non presentano eccessive difficoltà e "solo" dopo 4 ore siamo a Soloum. Al Cairo, arriviamo di giovedì ma, trattandosi di un paese islamico, dobbiamo aspettare fino alla domenica, per andare ai Consolati. Siamo gentilmente ospitati nel cortile di una scuola missionaria francescana, a pochi passi dal Museo Egizio e ne approfittiamo per una visita culturale. Un tè al Fishawi's del souk di Khan Al-Khalili ci fa rivivere il fascino del Cairo del passato. Quando ci rechiamo all'Ambasciata italiana per le lettere di presentazione, necessarie all'ottenimento dei visti, constatiamo con amarezza che i nostri connazionali sono tutti "molto impegnati"!
Riusciamo a vederli di sfuggita, dopo tre ore di attesa in portineria, solo quando un venditore ambulante viene a offrire cuori di carciofi già puliti. Non c'e' che dire, anche all'estero, per gli italiani, la cucina è di importanza primaria!!! In compenso, il visto, quasi inottenibile in Italia, ci viene rilasciato in soli 2 giorni e, cosa ancora più sorprendente, quello dell'Etiopia in sole 4 ore.
 
Per andare ad Aswan, scegliamo la via delle oasi. A Farafra ci inoltriamo nel Deserto Bianco, che affrontiamo sgonfiando un po' le gomme e orientandoci con i punti satellitari a disposizione. Per tre giorni ci divertiamo, nel susseguirsi di forme bizzarre, a trasformare la sabbia in cammelli, elefanti, ballerine, guglie, funghi, scogli e onde di un mare in tempesta.
Ci concediamo un bagno ristoratore nelle acque termali del Pozzo N. 6 e ci dirigiamo verso l'oasi di Dakkla, la cui porta di accesso, El Qasr, è sotto il patrocinio dell'Unesco. La vecchia città, infatti, è costruita quasi interamente in mattoncini di fango e, addentrandosi nelle viuzze coperte, si possono visitare i resti della vecchia madrasa (scuola coranica), della moschea e le antiche porte, sormontate da architravi in legno, in cui sono scolpiti i nomi del proprietario, del carpentiere e di una sura del Corano. Raggiungiamo Luxor e da qui, con un convoglio "di facciata", che serve solo alla tranquillità psicologica del turista, proseguiamo per Aswan a velocità sostenuta. Con disappunto, constatiamo che il campeggio, da noi utilizzato nei precedenti viaggi, è chiuso. Non ci rimangono altro che 15 giorni di "Camping strada", in Piazza stazione (tanti, di fatto, sono i giorni di attesa per la chiatta che ci porterà in Sudan, dal momento che sono solo due alla settimana i posti macchina disponibili!).
Riusciamo a ottenere il permesso di unirci al convoglio obbligatorio con i nostri fuoristrada, per raggiungere i belli, maestosi e imponenti templi di Abu Simbel. La raffinatezza dei bassorilievi interni è addirittura stupefacente e il lavoro di sezionamento e ricostruzione, 60 metri più in alto, per evitare che le acque del lago Nasser li ricoprissero, è colossale. Ci spostiamo sulla riva sinistra del Nilo, per visitare alcuni villaggi nubiani, una zona estranea ai percorsi turistici tradizionali e il nostro passaggio desta ancora molto interesse.
Dopo un ennesimo rinvio di 3 giorni, a causa di una festività religiosa musulmana, arriva finalmente il giorno tanto atteso. Raggiungiamo Sadilari - il porto di Aswan - attendiamo che la chiatta venga saldamente ancorata alla nave passeggeri e, finalmente, il suono della sirena ci indica che stiamo navigando verso il Sudan.

Finalmente il Sudan
Lo sbarco a Wadi Halfa è meno difficoltoso.
Subito, ci viene incontro un "premuroso" mister Osman, il quale si offre di sbrigare per noi le complesse pratiche doganali, in sole 4 ore e con una "tassa" di, soli, 35 dollari (ovviamente, senza ricevuta). Si fa perdonare, invitandoci a casa sua e il mattino seguente ci portano un piccolo braciere di incenso fumante e ci esortano a passarlo intorno alle macchine, per "scacciare gli spiriti maligni".
Il paesaggio, qui, è molto diverso da quello a cui siamo abituati e non ci sono strade, pali della luce o cartelli pubblicitari né demarcazione tra un villaggio e l'altro, come se non esistessero confini. In giro non ci sono negozi, visto che ognuno provvede a coltivare il necessario, nel proprio giardino. Una volta usciti dal villaggio, imbocchiamo la pista per Dongola, che si presenta subito dura, tratti di toulè ondulè si alternano a sabbia soffice e, ogni tanto, sprofondiamo in zone di fech-fech. A volte, sembra che la macchina si "sconquassi", tante sono le vibrazioni.

Proseguiamo costeggiando il Nilo e troviamo un dedalo di segni di ruote, tra cui non sempre è facile scegliere. Solo in prossimità dei villaggi ci rendiamo conto che tutte le tracce si riuniscono in un'unica pista. Ad Argo, con una chiatta ci portiamo sull'altra sponda del Nilo, dove incontriamo ancora deserto e sabbia, interrotto solo da vivacissimi souk, in cui vediamo uomini nubiani, nei loro immacolati gellaba bianchi, seduti in cerchio a contrattare la compravendita dei cammelli. Andiamo a visitare la necropoli di Nuri, con le sue 54 piramidi, che sembrano essere in stato di abbandono. Il guardiano, però, ci impedisce di scattare fotografie.
A Kartum, ci fermiamo per la registrazione obbligatoria del nostro passaggio, presso le autorità di polizia e mitighiamo il caldo torrido di questi giorni (43°!), bevendo dai baracchini lungo la strada, abbondanti spremute di pompelmo rosa e chiudendo un occhio, per una volta, sul ghiaccio di "dubbia" provenienza.
L'ultima notte, che trascorriamo a Gadaref, situata prima della pista che ci condurrà al confine, si avvicinano due giovani uomini. Cercano, con i gesti, di chiederci qualcosa...si tratta del sacchetto della spazzatura appeso alle nostre macchine. Diamo loro pane, pomodori, tonno e biscotti e sono felici, ci ringraziano calorosamente e, contenti, si allontanano, voltandosi di tanto in tanto. Rimane in noi un senso di vuoto e di smarrimento. Purtroppo, anche questo è Africa.

Ringraziamenti
Si ringrazia la latteria sociale di Merano (BZ), la concessionaria Toyota, Genetti di Lana e Merano (BZ), la ditta Ultraflex-Group di Busalla Genova, la ditta 4 Tecnique di Modena, l'azienda Moveit di Merano (BZ), la ditta Enertec di Asti, la Meranese Gomme, la ditta di lubrificanti Franz F. di Merano (BZ) e l'olio Vameco.
Inoltre si ringrazia Foto Annibale di Livigno ( SO ) e Foto Kofler di Lana (BZ). La carrozzeria è stata curata dalla ditta Stimabile di Cernusco sul Naviglio (MI). La cellula abitativa in vetroresina è stata costruita su misura dalla ditta Campertre di Velo d'Astico Vicenza. Per l'assicurazione RC A per l'Italia e per l'estero, siamo stati assistiti dalla Sara Assicurazione di Merano (BZ). Per l'assetto, ci siamo rivolti alla ditta Bosa Sergio (TO). L'agenzia viaggi Nouba Tours di Merano (BZ ).

Notizie utili
Il costo delle pratiche doganali varia dai  60 € (di cui 35 rimborsati in uscita) per la Libia, ai 241 € (inclusa l' importazione dell'automezzo) per l'Egitto. In Sudan le pratiche doganali costano 73 €  inclusa importazione automezzo.
Il traghetto per due persone ed un auto sulla tratta Trapani-Tunisi è costato 194 €, mentre in Egitto, sul percorso Aswan- Wadi Halfa 485 €. 
Il costo giornaliero in Libia  di una guida con auto va dai 70 ai 120, mentre l'invito obbligatorio, sempre nel paese libico, dipende dall'agenzia.
Il costo dei  Campeggi e Parcheggi è stato di 3 gg/€ 24 in Egitto e di  2 gg/€ 4 in Sudan.
Infine, il costo medio giornaliero per 2 persone + auto ammonta a € 12,6 (+ visto e traghetto) per la Libia, € 18,6 (+ visto e traghetto) per l'Egitto e di € 18,1 (+ visto) per il Sudan.
Libia  Egitto  Sudan Cliccare sulla mappa per ingrandirla
Giorni permanenza
 54 30  10
Km. Totali percorsi   
 9.700 3.600  1.800
Km. Pista e fuoripista  
 2.400 330   1.750
Litri gasolio consumato   
  1.800 570   220
Valuta   
1 dinaro = 
€ 0,714
1 pound = 
€ 0.217
1 dinaro = € 0,00384
Prezzo Gasolio (al litro) 
€  0,0863  €  0,082 €  0,277
Visto
€ 28 + € 10 
per Timbro bilingue
€ 21 € 56