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Caro nonno camper (Febbraio 07) |
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Le normative anti-inquinamento e le limitazioni alla circolazione dei motori euro 0 pongono una questione sulla quale è necessario fermarsi a riflettere. Una nostra inchiesta all’interno del giornale fotografa una realtà normativa frammentata, fatta di leggi regionali molto diverse tra loro e nella quale solo il Piemonte si distingue per aver riconosciuto le peculiarità dei veicoli ricreazionali. Il destino dei veicoli con più di quindici anni d’età sembra segnato: non potranno più circolare. E l’ultimatum per quelli con oltre dieci anni di vetustà è vicino, e, per alcuni comuni, già realtà.
Se dovessimo proporre un’analisi meramente tecnica della situazione, potremmo anche dirci favorevoli alla dismissione dei veicoli troppo stagionati. Da una parte, certamente, il livello di emissioni inquinanti è considerevole e noi, anche in quanto turisti itineranti, abbiamo a cuore la salute dell’ambiente. Dall’altra, i sistemi di sicurezza attiva e passiva hanno fatto passi da gigante, e poiché il nostro è un turismo di tipo famigliare, su questo aspetto non si fanno sconti. E ancora, un sistema così complesso come quello di un veicolo da campeggio presuppone particolari attenzioni nella manutenzione: non dimentichiamo che siamo in presenza di impianti a gas ed elettrici. In realtà, la questione si complica se teniamo conto del valore affettivo di un veicolo ricreazionale.
Tra gli utenti di autocaravan anziane c’è senz’altro chi ha operato scelte basate esclusivamente sull’acquisto d’occasione, ma c’è anche chi ha una vera e propria passione per il “vintage”, chi ha girato tutta l’Europa con la sua vecchia e insostituibile “gloria” o chi si è fatto costruire un veicolo su misura e non lo cambierebbe con nessun altro. Come si può costringere costoro a rottamare un pezzo della propria vita? E come si può, d’altra parte, ottenere l’esclusione delle autocaravan dalle misure anti-inquinamento?
Bisogna mobilitarsi. Crediamo sia improbabile che il settore produttivo faccia lobby per salvaguardare gli interessi di chi possiede un mezzo “d’antan”, avendo tra i propri obiettivi precipui la vendita di veicoli nuovi. Più facile che si impegni per l’ottenimento di un contributo di rottamazione, ancora una volta escluso dalla finanziaria. Per gli stessi motivi sono da escludere soluzioni fantasiose come l’applicazione di un filtro antiparticolato (Fap) che riduca le emissioni: in primo luogo l’installazione after market è estremamente complicata quando non impossibile, inoltre si tratta di un sistema che presenta delle problematiche anche quando installato dallo stesso costruttore su motori di ultima generazione, non è applicabile agli euro 0 e 1, e, dulcis in fundo, dovrebbe essere omologato dal costruttore della meccanica, che non ha alcun interesse a farlo.
È ora che l’associazionismo si muova, compatto quanto più possibile, per cercare di ottenere un privilegio al quale non è difficile dare motivazioni plausibili. Intanto, quanto incide un parco di autocaravan circolanti calcolato in duecentomila unità rispetto ai circa 34 milioni di automobili? E di questo esiguo numero, quanti sono i camper che hanno superato i quindici anni? Eppoi, l’autocaravan è un veicolo destinato a una funzione particolare: il turismo. Viene utilizzato in media quaranta giorni all’anno, da nuclei famigliari e, di solito, fa rotta verso località che non sono interessate dai tradizionali flussi turistici. Appartiene alla sfera emotiva e più intima dei suoi proprietari e contiene una parte della loro esistenza: non si può dismettere con la stessa indifferenza con la quale si rottamerebbe un’auto.
In Piemonte, il Camper Club La Granda ha fatto un ottimo lavoro, ottenendo risultati eccellenti.
ActiItalia Federazione, durante un interessante convegno, lo scorso anno, prospettò due alternative in caso non si riuscisse a ottenere l’eccezione: l’ipotesi di corridoi di attraversamento che permettano di raggiungere l’area di sosta o il campeggio, o la creazione di parcheggi di interscambio ove lasciare l’autocaravan, in zone periferiche, per effettuare le visite turistiche con mezzi pubblici. Soluzioni di ripiego.
Ci auguriamo che club e utenti vogliano e sappiano organizzarsi, coinvolgendo anche organismi come il RIVARS (Registro Italiano Veicoli Abitativi Ricreazionali Storici) e adottando una politica di condivisione di obiettivi e strategie. Del resto, altre “battaglie” come quelle intraprese a favore della creazione di nuove strutture di accoglienza o contro arbitrari e discriminatori divieti di sosta alle autocaravan, potranno essere condotte anche con l’aiuto del comparto produttivo. Ma crediamo che tale appoggio non arrivi per una campagna a salvaguardia del diritto di circolazione per i mezzi in età.
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