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Archivio Editoriali Una sola, grande famiglia (Novembre 2007)
 
 
 
 
 

I colleghi delle riviste tedesche, francesi e inglesi mi hanno chiesto spesso come facessero a coesistere le caravan e i camper sullo stesso giornale. La mia risposta è sempre stata uguale: perché no? Certo, sarebbe facile rispondere che il mercato delle roulotte in Italia non è tale da giustificare la nascita di una rivista dedicata. Ma la penso un po’ diversamente. Ho speso venticinque anni della mia vita sperimentando indimenticabili vacanze in tenda, da undici anni utilizzo il camper e, più occasionalmente, la roulotte. Il binomio tenda più moto ha dalla sua il piacere ineguagliabile della guida su due ruote; il camper consente maggiore libertà nella scelta delle soste; la caravan permette una mobilità senza compromessi una volta sganciata dalla motrice.

Eppure, fatta eccezione per la tenda, faccio molta fatica a considerare lontani parenti le caravan e i camper. E, certamente, nel panorama più ampio dei veicoli, questa similitudine è eccezionale. Non è così, infatti, per motociclette e scooter, per veicoli commerciali e industriali, per barche a motore e barche a vela. Eppure vi sono giornali dove queste realtà, sicuramente diverse nella filosofia e nelle modalità di utilizzo, coesistono senza problemi. Nel nostro settore è ancora più semplice: si tratta di veicoli ad uso abitativo destinati al turismo itinerante. Così, quando mi imbatto in qualche purista del rimorchio piuttosto che del motorizzato rimango perplesso. Non è raro veder schierati gli uni contro gli altri, soprattutto tra i più scatenati dei forum su Internet, quasi come se non appartenessimo tutti alla grande famiglia dei campeggiatori.

Dati non aggiornati, perché nessuno in Italia si prende più la briga di fornirli, indicavano in 150.000 unità il parco circolante di caravan nel nostro Paese. Certo, la stragrande maggioranza sono probabilmente stanziali, molte senza ruote e qualcuna orribilmente mutilata del timone perché non sia di ingombro al vialetto del campeggiodormitorio ove finirà tristemente i suoi giorni, marcendo di fronte a una veranda di perlinato. Ma un numero non esiguo, per quanto difficilmente quantificabile, utilizza la roulotte in modo intelligente, cioè nell’unico per il quale è stata concepita: viaggiare. È a questi lettori che non vogliamo far mancare un’informazione puntuale e dettagliata sulle mete turistiche, gli aggiornamenti tecnici e normativi e le novità di prodotto.

Ilmercato è stabile da un paio d’anni con un numero di immatricolazioni che si aggira intorno alle 3000 unità, ma dal 2003 in continuo, seppur leggero, incremento. In Italia, però, nessuno produce più caravan. Così è proprio questo settore la via d’accesso al nostro mercato per molti costruttori stranieri anche al settore dei motorizzati. Ed è naturale che sia così, i concessionari, che con le caravan continuano a fare ottimi affari, non rinunceranno mai a questa tipologia. Anzi, per alcuni è il prodotto meno problematico: l’assenza di una parte motoristica e la maggior semplicità degli impianti, fa sì che gli interventi in garanzia siano molto meno onerosi per il rivenditore. A questo aggiungiamo che molti, (moltissimi purtroppo) sistemano la roulotte in un campeggio e non la muovono più.

Così, il nostro augurio è che anche i costruttori di casa nostra, i quali, per aumentare i propri volumi, auspicano un passaggio della clientela dalla caravan al camper, prendano in considerazione la possibilità di ricominciare la produzione del rimorchio abitabile. Forse in Italia i risultati sarebbero, comunque, modesti, ma nel resto d’Europa la caravan “tira” e ha un successo straordinario. E potrebbe essere proprio la roulotte il viatico per stimolare e ampliare le proprie reti di vendita all’estero. In uno scenario di questo tipo, il problema campeggi, che in Italia costano troppo e sono aperti tre mesi all’anno, diverrebbe nuovamente attuale. E non si continuerebbe a parlare solo e unicamente di aree di sosta.