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Editoriale Camper e chiatte
 
 
 
 
La lunga e tormentata storia di “querelle” tra la Liguria e gli appassionati del turismo di movimento si è arricchita ultimamente di un nuovo e inedito capitolo. Dopo ostracismi più o meno manifesti e difficoltà storiche, sono arrivate anche le esternazioni in diretta tv. Il Sindaco di Sanremo, nell’ambito di una delle più seguite trasmissioni pomeridiane di una rete generalista, ha letteralmente mandato i camperisti a quel paese: più precisamente, in Corsica. Ce li avrebbe voluti spedire lui direttamente, caricandoli su chiatte. Colorito, senza dubbio. Ma ovviamente molto offensivo.

Le reazioni, naturalmente, non si sono fatte attendere, anche a livello istituzionale. Tanto che l’amministrazione comunale si è affrettata a dire che era tutta una provocazione, che Sanremo non vuole essere la prima città che istituisce centri di raccolta temporanei per camperisti da rispedire oltre mare, che ci si sta attivando per realizzare aree attrezzate per la sosta. Tutto bene quel che finisce bene, allora? Non proprio. A parte il fatto che alle parole dovrebbero seguire i fatti (e si vedrà se le affermazioni postume sono state solo un “contentino” per tenere buona la piazza o no), un comportamento di questo tipo, esecrabile comunque lo si voglia interpretare, nasconde malesseri e incomprensioni.

Chi, come il sottoscritto, frequenta la Liguria con il proprio camper ormai da decenni, sa che questa stupenda regione dalle mille attrattive non offre molti approdi utili. E non solo in alta stagione, ma neanche in periodi nei quali la popolazione vacanziera “standard” è ridotta ai minimi termini. Non è nemmeno un trend costante: ci sono periodi più favorevoli in cui, sotto la lodevole e costante azione di associazioni di settore e club intraprendenti, nascono nuove aree di sosta e qualche amministrazione si dimostra più accogliente, altri dove, alla chetichella, realtà consolidate spariscono senza lasciare traccia, senza una motivazione plausibile e, peggio ancora, senza offrire alternative. Tutto questo accade in luoghi facilmente raggiungibili dal Piemonte e dalla Lombardia, dalle regioni, cioè, dove si concentra uno dei più alti numeri di camper immatricolati in Italia: facile immaginare le conseguenze.

Che questa situazione sia figlia della storica vocazione della Regione a essere la regina del turismo estivo più “classico”, al quale riserva quindi le maggiori attenzioni e risorse, è vero. Ma credo, da camperista di lungo corso, di poter dire con cognizione di causa che anche noi, nel tempo, ci abbiamo messo del nostro con comportamenti non proprio inattaccabili e irreprensibili.

A questo punto, l’errore da non fare è sviluppare reazioni poco costruttive. Ovvero: il Sindaco di Sanremo ci sbeffeggia e deride in tv? Allora non si va più a Sanremo. Non è questa la soluzione. La domanda da porci, e da porre, è se gli abitanti, i gestori di pizzerie e ristoranti, i proprietari di negozi di souvenir e di supermercati sono disposti a rinunciare a priori a un movimento capace di sostenere l’economia locale in tutte le stagioni, in tutti i weekend, anche quando il turismo “classico” latita e le varie manifestazioni lasciano sul terreno solo coriandoli da ripulire e qualche CD da vendere. La popolazione e i commercianti di Sanremo, come di altre splendide località liguri, non meritano di vedersi privare di queste possibilità. Sono loro le realtà da sensibilizzare, facendo capire quanto possono rischiare di tasca propria a causa delle intemperanze verbali dei propri amministratori poco inclini all’autocontrollo.